lunedì, febbraio 25, 2008

sei la tana che cercavo?

lei mi annusa ben bene e io lo so, che se anche quello che sono io l'ho nascosto ben bene, lei l'ho troverà. e sarò io a farglielo scoprire, in un modo o nell'altro, senza volerlo.

f.

domenica, febbraio 24, 2008

È alta e ha tre figlie. Tre piccole principesse teutoniche, tre alici di rackham, tre zampettanti creature che le guizzano intorno.

Ha una ferita sotto l’occhio che rende il suo volto asimmetrico e cangiante. Due profili, due donne diverse.

E poi ci sono io.

Questo è il nostro primo giorno insieme.

f

All’aeroporto…non mi piacciono gli aeroporti, sono centri commerciali dove le persone sbucano da sotto gli scaffali, non mi dicono niente, non ce li ho nel sangue, non ho mai volato. Non sono come le stazioni ferroviarie, che odorano di metallo e di ruggine, di nafta e di tempera. Qui le persone, tutte le persone, anche quelle senza biglietto, anche quella senza documento di identità, anche quelle senza piccola patria da riportare in adesivi su sacchi e valigie, qui le persone appaiono e scompaiono,e hanno odori che non provo neanche a distinguere.

All’aeroporto, ieri...

f

sabato, febbraio 23, 2008

I topi non avevano nipoti

è il palindromo che, in Caos Calmo, Claudia, figlia di Pietro riporta da scuola. Una frase che resta uguale a se stessa se letta al contrario, presa a simbolo di ciò che è reversibile contro tutto ciò che non lo è, di fronte al quale ognuno può attuare la sua reazione, ma senza la possibilità del recupero. E Pietro decide di restare fermo: sceglie la piazza di fronte alla scuola della figlia e la panchina che guarda le finestre della sua classe e si mette lì tutte le mattine. Quell'immobilità è l'inizio di un lungo viaggio. E' la relatività galileiana dico io: stare fermi in un flusso è come andare velocissimi. E infatti il mondo comincia a passare di lì e lui a vedere cose che prima non avrebbe mai scorto. Elenca, enumera: le compagnie aeree con cui ha volato, le case che ha abitato, le cose di fronte a cui è stato costretto a distogliere lo sguardo. E soprattutto ascolta, ascolta le persone che nel turbine delle loro esistenze vanno da lui a portare i crucci, le preoccupazioni. E lui partecipa, partecipa ma si tiene fuori. Accetta, accoglie, abbraccia ma non stringe mai. E non lo fa con il senso della missione, lui è lì semplicemente ad ascoltare il caos che deriva da una perdita dolorosa di cui ha smarrito il dolore, è lì per sé e per la figlia. E mentre è lì "prende quel che viene". Il suo abitare senza mura attorno, senza volerlo, diventa un gesto che non può non essere visto e attorno alla sua panchina si crea una ragnatela di relazioni che hanno il buon sapore della genuinità. Verrà il momento di scendere e Pietro scenderà dalla sua panchina, ma lo farà a caos vissuto, quando il caos andrà da lui e gli dirà adesso puoi sbarcare, puoi prendermi con te: navigare oltre, quello sì, sarebbe follia.

T.

a tutti i naviganti

in attesa del nuovo spazio recensioni, non è che si potrebbe cambiare qualche colore? il giallo non è il mio colore preferito...so che non mi deluderete.
A

giovedì, febbraio 14, 2008

il tuo corpo è come il mondo. inconcepibile tutto assieme.

f

sabato, febbraio 09, 2008

Propostone

Da un po' di giorni ci stavo pensando, finalmente oggi mi sono deciso a proporvelo. Mi piacerebbe creare delle sezioni in cui si commentano i film che siamo andati a vedere, i libri letti, gli spettacoli a cui abbiamo assistito.
Mi piacerebbe dare titoli del tipo "senza prima, prima vederlo", citando il mitico Rino. e simili per libri ed altro.
Ciò non significa perdere i racconti personali, gli sfoghi, i frammenti.
Che ne dite?

T

martedì, gennaio 29, 2008

Il titolo non mi viene, mettetelo voi...

oggi mi sono iscritta a un laboratorio teatrale. non so cosa ne salterà fuori, ma è un passaggio all'atto: ho deciso di affrontare ciò che mi fa paura. forse non è un caso che qua dentro aleggi spesso la parola o il concetto di "paura". che ci sia anche qui un inconscio collettivo?
A

lunedì, gennaio 28, 2008

guanti spaiati

E' tutto un inverno
che metto la forza delle gambe sui pedali
e faccio rotolare i cerchi delle ruote
su una scia disegnata sull'asfalto.

E' tutto un inverno
che i miei occhi si posano su guanti spaiati
gocciolati dalle tasche
sotto lo scalino di un marciapiede
appoggiati su un muretto alla base di un'inferriata
dalla pietà di un passante.

E' tutto un inverno
che ogni volta che lo sguardo inciampa su di uno
zuppo di pioggia tra le foglie marcite
mi chiedo: lo raccolgo?

E' tutto un inverno
che una sola mano stringe qualcosa nella tasca della giacca
e qualcuno pensa: lo butto?

T

domenica, gennaio 27, 2008

chi ci si riconosce?

chi ci si riconosce in questo cambio?
avete visto quando uno non riesce a cambiare se stesso (prova e prova e non ci riesce) allora comincia con il cambiare l'esterno, l'altro da sé, le cose che lo circondano, la mobilia, i vestiti, il modo di pregare?

beh, c'è una cosa che posso dirvi. non credete a tutto quello che si dice in giro, tornare indietro si può (intendo la veste grafica del blog).

ma io una scusa ce l'ho... mi avevano chiesto una nuova veste grafica per natale... non ci sono stelle qui, né fiocchi, ma c'è il giallo, c'è il rosso. c'è il cambiamento. e il natale è di nuovo alle porte e a breve sarà qui.

buona domenica

f.

ieri ho potato. ho potato cinque peschi ed un mandorlo.
ho dato il ramato (poltiglia bordolese, actually).
ho trapiantato due alberi. un pesco e un (forse) susino.

eppure, nonostante io abbia apprezzato fortemente il dover potare e il fatto che io abbia acconsentito nonostante le mille ritrosie ed infingardie, non so se io abbia compiuto per intero il mio dovere.

ah, dimenticavo. ho anche fatto la spesa in un supermercato affollato...pure questa rogna mi sono accollato. ma non cambia il senso di quanto scritto sopra.

f