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martedì, giugno 17, 2008

e agnes non parla, solo guarda. mentre lucas mastica un filo d'erba.

mercoledì, aprile 23, 2008

- la nostra storia non finisce con noi, tutto continua...c'è una cosa che non ti ho mai detto, agnes. siamo morti, ma te la dico adesso: io amo la parola "cosa".
lei ci pensa, sorride.
- è vero, anche io...

giovedì, marzo 13, 2008

agnes se ne stava avvoltolata dentro un lenzuolo caldo. e pensava a me. ma io non c'ero ancora.

mercoledì, febbraio 27, 2008

agnes reloaded

le batte ripetutamente un nervo sotto l'occhio mentre mi parla. per la prima volta osservo qualcosa senza sentirmene escluso e senza sentirmene parte, senza fondermici e senza restarne fuori, senza andarci a fondo e senza fermarmi in superficie. che sarà?
f

giovedì, febbraio 14, 2008

il tuo corpo è come il mondo. inconcepibile tutto assieme.

f

mercoledì, marzo 14, 2007

Nastàs'ja Filippovna e Agnes

"ma davvero siamo tutti pazzi?" domandò.
"non lo so" rispose Agnes.

questa risposta non dette sollievo immediato al respiro di Nastàs'ja Filippovna. il sollievo arrivò più tardi quando ella comprese che Agnes le aveva mentito per pietà.
erano tutti pazzi dunque. no chances.
adesso, col respiro che faceva giri più larghi, con il sangue che si allontanava dalle tempie, con le guance che tornavano più bianche, era di nuovo più prossimo l'amare.

sabato, febbraio 17, 2007

e venne un tempo in cui agnes e lukas morirono. non accadde nello stesso giorno tuttavia morirono insieme, nella medesima circonferenza di respiri e di sguardi. scomparve prima lui, si piegò come un fiore, chinò il capo e smise di respirare. poi scomparve lei, rotolò giù per una pendice come un masso sbilanciato, e si fermò solo quando fu in fondo, tenendosi stretta al suo cuore.
poi ritornarono, ma avevano nomi e aspetti diversi.

fine

lunedì, febbraio 12, 2007

"e tu sogni ancora?", domandò agnes.
lukas prese tempo. la domanda era duplice.

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venerdì, gennaio 26, 2007

"perché si muore?" domandò lukas.
"perché si vive?" proseguì agnes.

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sabato, gennaio 13, 2007

completa di verità le frasi lasciate a mezzo

adesso che la visuale è di nuovo sgombra, lukas impiega un attimo a capire che la città non è più la stessa matrix di prima. le somiglia ma non è lei. spolverandosi la giacca, si specchia in un riflesso metallico e capisce un'altra cosa: neppure lui è più lo stesso, anche se si somiglia molto. "cambiamento e impermanenza, ecco cosa è" dice a se stesso.
poi se lo ripete mentre cammina. è come un mantra, una preghiera che taglia la carne e trasforma il recitante: "cambiamento e impermanenza, cambiamento e impermanenza, cambiamento e impermanenza, cambiamento e impermanenza, cambiamento e impermanenza, cambiamento e impermanenza, cambiamento e impermanenza..."
"sì, ma anche compassione" lo interrompe una voce alle sue spalle, una voce che somiglia a una voce conosciuta prima della nebbia, anche se non è proprio la stessa, ma che sempre - completa di verità le frasi lasciate a mezzo.

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sabato, gennaio 06, 2007

da quando lukas non sa più dove si trovi esattamente agnes nello spazio attorno a lui e da quando gli unici contatti che tiene con lei sono quelli con la parte di agnes che è dentro di lui e che è dentro ogni cosa, da allora lukas ha preso a sognare e sogna tantissimo.
ha sognato di vivere dentro una carbonaia, dove ogni gesto lasciava una traccia, persino il pane che portava alla bocca aveva il marchio profumato della quotidianità.

poi ha sognato un maestro sufi che in tre semplici gesti gli svelava come lo scolpire una pietra, il graffiare la terra con un aratro, o il radersi il volto erano tre azioni che volevano dire la stessa cosa.
poi ha sognato agnes che gli dava le spalle. si è svegliato con l'idea che l'intera città gli si fosse voltata contro. si è guardato intorno e ha visto che era notte. la nebbia ostacolava le luci artificiali ma non ne impediva una certa luminosità. la città non gli era contro. era neutrale.

ancora nebbia

persa di vista agnes, lukas continua a stare nella nebbia da solo. lentamente capisce di essere anche lui parte della nebbia e poi capisce che lui e la nebbia sono della stessa sostanza di matrix.
continua a camminare e continua a stare immobile. non ha paura di inciampare in una delle sue sorelle le pietre o in uno dei suoi fratelli i piccioni.
non sapendo bene dove si trova, lukas prende ancora a pensare alla parola nostalgia, una delle stringhe più semplici di matrix, di cui è avvolta parte del suo cuore.
e capisce che ci sono due tipi di nostalgia: c'è il dolore del ritorno vero e proprio ossia il dolore che tu provi -con misto di gioia e di altre sostanze- mentre stai tornando a casa e c'è il dolore che tu provi mentre sei ancora lontano da casa e sai che ancora continuerai a stare lontano e ad allontanarti. con la coda dell'ultimo pensiero ancora sgombero dai ragionamenti, lukas capisce che queste due nostalgie coincidono.

tuttte queste cose che ha capito oggi lukas lui ben presto se le dimentica.

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nebbia

nella città di matrix oggi c'è nebbia. lukas non sa dove si trovi agnes adesso. forse è seduta su una panchina forse gli cammina a fianco. non è importante questo. nella città di matrix, che pure è la città della fine del mondo, ognuno deve ancora imparare a star da solo e a resistere alle tentazioni di comunicare per forza. "bisogna fare un grande silenzio" dice Lukas alla nebbia che ha intorno e dentro sé "bisogna fare un grande silenzio per riconoscere la propria voce nel rumore bianco e soft che ogni atomo diffonde."

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venerdì, dicembre 29, 2006

in cui klaus diventa lukas e lo rimane per sempre

un giorno lukas è andato da agnese e le ha detto "vedi, io sono morto". lei non ha aperto bocca ma ha fatto un gesto che voleva dire "lo vedo".

venerdì, dicembre 22, 2006

trascorrono le ore sotto lo sgocciolatoio del ponte. klaus conta e riconta le figurine, agnese scruta il volto rassicurante della notte in cerca della costellazione più propizia. ognuno sa che l'altro potrebbe svolgere anche il proprio compito e farebbe lo stesso. poco distante un cane abbaia.

mercoledì, dicembre 20, 2006

marciapiede n° 6

intanto agnese e klaus continuano a camminare. le mani appena abbozzate, il passo di chi scivola sull'acqua, le voci di chi ha superato tutti i discorsi.
gesticolano, avanzano e parlano.
"io è uguale a tu" dice klaus.
"tu è uguale ad io" lo sostiene agnese.
e questo è parte dello sconosciuto linguaggio delle sagome di cartone.

'notte
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lunedì, dicembre 18, 2006

notte

nella città di matrix agnese e klaus giocano a carte mentre camminano. lui ha le carte più belle, lei quelle più utili nel rovesciare i pronostici. se quella città avesse avuto una filovia agnese e klaus l’avrebbero inaugurata quella sera. in quella città sprovvista di filovia invece loro due scivolano sull’asfalto come due gocce d’acqua.

a sera tarda nel suo letto agnese ride, klaus invece analizza la parola nostalgia. il dolore del ritorno. perché mai pensa klaus tornare dovrebbe essere un dolore? tornare dovrebbe essere casomai una gioia. ma invece è proprio un dolore, sospira klaus. ahi, ahi, chissà se domani mattina al mercato del pesce riuscirò a scambiare questa scoperta con qualcosa di utile?